Presentato il nuovo progetto per Portoverde, all’insegna dell’accessibilità: percorsi in legno per raggiungere lettini e solarium, passerella sulla scogliera per raggiungere una piazzola di attracco per le barche e un meccanismo per il sollevamento delle persone con difficoltà motorie. La Riviera va nella direzione dell’accessibilità, ma molto resta ancora da fare.

Il progetto per il molo di Misano Adriatico è stato elaborato dall’architetto Marco Pizzioli dello studio Memelab. Il gazebo in ferro di oggi verrà sostituito con una struttura più leggera che permetterà di vedere il mare. All’interno ci sarà una reception e nel piano sotterraneo uffici,  deposito e i bagni per disabili.

La spiaggia è accessibile ai disabili grazie a un progetto studiato insieme a Fiaba (Fondo italiano per l’abbattimento delle barriere architettoniche): comprende una lunga pedana in legno che porta a piazzole esagonali in legno dove si trovano i lettini.

Nei 200 metri di acqua antistanti la banchina sarà vietata la balneazione, quindi le barche delle scuole vela e i surf ci potranno muoversi liberamente ed è possibile anche organizzare un Campionato del mondo.

Così, da una parte si promuove il turismo sportivo, dall’altra si realizza un’opera accessibile a tutti. Per questo il sindaco Stefano Giannini lo ha definito un progetto interessante  per valorizzare una zona che dal punto di vista balneare è poco utilizzabile.

E’ proprio questo, in effetti, l’elemento di novità: per la prima volta siamo di fronte ad un progetto litoraneo che abbina ai servizi per la nautica l’abbattimento delle barriere architettoniche.

E’ un buon esempio di promozione turistica in direzione dell’accessibilità.

Non è la prima volta che le spiagge romagnole si mostrano giustamente sensibili al problema, ricordiamo ad esempio il progetto “Spiaggia LiberaTutti” della provincia di Rimini, per favorire l’ingresso alla spiaggia delle persone a ridotta capacità motoria nel 2007.

Tuttavia molto resta ancora da fare.

Io che le spiagge romagnole le frequento tutte le estati, posso dire che se per definirsi accessibili ai disabili, basta che gli stabilimenti balneari abbiano un pezzo di pedana che porta a un ombrellone, allora ne ho visti parecchi.

Viceversa, quasi mai mi trovo di fronte a spazi concepiti apposta secondo i criteri di accessibilità: non c’è quasi mai un progetto specifico alla base, il più delle volte sono aggiustamenti per “rimediare” al disagio!

Credo allora che occorra ripensare l’accessibilità in senso più ampio: dovrebbe esserci un progetto architettonico che preveda un’armonia tra le zone e tra le persone che frequentano le spiagge. Per farlo bisognerebbe rivedere da cima a fondo la struttura degli spazi e nel caso delle spiagge, lo stabilimento dovrebbe essere accessibile in tutte le sue parti inclusa la balneazione.

La Riviera Romagnola è ancora indietro per quanto riguarda l’edilizia sociale: concepire gli ambienti, le case le piazze intorno alle esigenze dell’uomo è un concetto ancora secondario rispetto al “dio denaro”, figuriamoci se dobbiamo applicarlo al turismo!

Eppure a mio parere è proprio in questo campo che una città come Rimini dovrebbe sperimentare e osare se vuole rinnovarsi e crescere.

D’altra parte vivere in un ambiente che sia conforme alle esigenze di vita delle persone è un diritto e non solo per i diversamente abili, anche per le donne (ricordiamo tutti gli stupri nei garage sotterranei?), per i bambini, per gli anziani…

Ma per farlo occorre svincolarsi dall’idea che accessibilità significhi pedane percorribili in carrozzina e abbracciare un concetto più ampio di fruibilità collettiva degli spazi.

La sfida dell’accessibilità non si gioca tanto in campo architettonico, quanto  nella mentalità umana, è una sfida dei propri limiti: se si potessero rendere percorribili gli scogli mentali così come le pedane in legno renderanno percorribile il molo di Misano!

Voi cosa ne pensate?