Si è svolta dal 27 al 29 al Palacongressi di Riccione la seconda Conferenza sul turismo sostenibile, organizzata dalla provincia di Rimini e dalla regione Emilia Romagna. Ha prodotto la seconda Carta di Rimini per un turismo sostenibile e competitivo: principi applicabili nella realtà o lista di belle parole destinate a restare sulla carta?

Al centro dei lavori, che hanno visto la partecipazione dei principali esperti del settore: mobilità sostenibile, qualità della vita dei turisti e residenti e qualità del lavoro, tutela e identità dei luoghi, ottimizzazione nella gestione delle risorse, energia e rifiuti.

La seconda conferenza internazionale sul turismo sostenibile porta alla stesura della seconda Carta di Rimini per il turismo sostenibile, discussa e sottoscritta da istituzioni e operatori del settore turistico di tutto il mondo. La prima conferenza internazionale del turismo sostenibile si era svolta nel 2001 e aveva portato alla prima Carta, fonte ispiratrice dei primi bagnini ecosostenibili e degli eco hotel.

Il turismo è una risorsa economica indiscutibile, secondo una ricerca del WTTC, vi sono impiegate 230 milioni di persone e genera più del 10, 4% del PIL mondiale e, secondo l’UNWTO (Organizzazione Mondiale del Turismo), l’industria turistica è destinata a crescere del 4,4% entro il 2020. Tenuto conto, quindi, dell’importanza di questo settore, si sono state individuate regole e principi fondamentali in cui incanalare uno sviluppo turistico il più possibile sostenibile.

In particolare, si parla di sostenibilità su 3 livelli: sociale, ambientale e turistico.

10 gli obiettivi persuguiti dalla Seconda Carta di Rimini: impatto dei trasporti,qualità della vita dei residenti e della popolazione turistica, qualità del lavoro, allargamento del rapporto domanda/ offerta rispetto all’obiettivo della destagionalizzazione, tutela del patrimonio culturale funzionale al turismo, di quello ambientale, delle identità delle destinazioni. Infine, la diminuzione e ottimizzazione dell’utilizzo delle risorse naturali (acqua, consumi di energia e gestione dei rifiuti).

Non resta che chiedersi: in concreto come si traducono questi principi? Non sarà la solita paccottiglia di principi politici di scarsa applicabilità?