Si è svolta ieri, martedi 18 ottobre 2011 presso la Sala Neri di Rimini Fiera, l’incontro dell’Associazione Albergatori per discutere delle novità legate al Palacongressi di Rimini appena inaugurato. L’assemblea, condotta dalla presidente di Aia (Associazione Italiana Albergatori) Rimini Patrizia Rinaldis e dalla presidente di AIA Palas Alba Pellegrini, ha visto la presenza anche del Presidente di Rimini Fiera e Società del Palazzo dei Congressi Lorenzo Cagnoni, del Presidente dell’Associazione Forum Rimini Venture e dei presidenti di Aia degli altri comuni della provincia di Rimini, eccetto quello di Riccione.

A lasciare sgomenti molti albergatori (legittimamente) è la mancanza di un’alternativa alle decisioni prese di comune accordo da Società del Palazzo dei Congressi e Aia Palas, il neonato consorzio alberghiero che al momento raccoglie una sessantina di hotel e cioè il finanziamento di una quota consistente del Palas (parliamo di circa 30 milioni di euro) da parte degli albergatori.
E non parlo di quelli aderenti al consorzio, che hanno scelto liberamente di aderire ad AIA Palas versando una quota di iscrizione di 1900 euro e impegnandosi a versare alla Società del palacongressi una royalty del 10% sul ricavo dai pernottamenti provenienti da congressisti (+ il 2% per il mantenimento del consorzio stesso).
Parlo invece di tutti gli alberghi della provincia che non fanno parte del consorzio ma che saranno costretti a versare delle quote considerevoli per finanziare il Palacongressi attraverso l’acquisto di card personali e giornaliere da distribuire ai congressisti che dovessero ospitare.

La card servirà al cliente per accedere agevolmente al Palacongressi. Senza card, dovrà seguire una procedura particolare per ottenere una card giornaliera e gli verrà spiegato che il suo hotel è tenuto a dargliela.

A scaldare gli animi è soprattutto la mancanza di alternative e il potenziale discriminatorio di questo sistema: se è vero che nessun albergatore è costretto a pagare le card, è pur vero che il suo cliente si troverà in difficoltà per l’accesso al Palacongressi, perderà tempo e riterrà l’albergatore responsabile del suo disagio. Motivo per cui magari, alla fine, deciderà di alloggiare in un altro albergo ritenendo di aver ricevuto un disservizio quando invece il disservizio è imputabile al sistema adottato dal Palacongressi e non certo all’albergatore.

Il costo delle card, d’altra parte, non è basso: si parte dai 6 euro al giorno e si arriva a 60, a seconda del tipo e della durata del congresso e della categoria alberghiera. Una cifra non certo irrisoria, che costringerà gli albergatori ad aumentare i prezzi, loro malgrado.

Quando qualcuno ha osato alzare la voce dalla platea per chiedere come mai il Palacongresi non sia stato costruito con i soldi a disposizione invece di contare a giochi fatti sulla categoria alberghiera, il malcapitato è stato messo a tacere: gli albergatori devono essere orgogliosi di partecipare a un’opera così importante.
Sarà quel “devono” che fa venire il mal di stomaco a molti?

Molti che da AIA ultimamente non si sentono più rappresentati e tanto meno tutelati, ma anzi ne subiscono le decisioni prese anni addietro senza poter fare altro che adeguarsi alla situazione, perchè tanto come ha detto la Rinaldis: “Le cose stanno così, così è deciso”.