Il Tempio Malatestiano è un capolavoro di arte rinascimentale. Ma quali misteri nasconde? Scopriamoli insieme…

Costruito nel 1447, si cominciò a chiamarlo Tempio Malatestiano solo nel ‘700. Infatti gli illuministi unirono la parola Tempio (da Templum, per ricordare l’immagine del divino, del trascendentale, luogo riservato agli dei) e Malatestiano per indicare la famiglia di Sigismondo Malatesta.

Il Tempio sorgeva su una chiesa benedettina dedicata alla Madonna del Trivio, in seguito chiesa dedicata a San Francesco che conteneva le tombe degli Antenati di Sigismondo. Venne poi tolto il titolo di Cattedrale a Santa Colomba e nel 1809 con Napoleone Bonaparte il Tempio Malatestiano divenne Cattedrale della città.

Ma dietro alla lettura artistica e storica del Tempio (che vi consigliamo assolutamente di visitare) si nasconde una lettura “non convenzionale” in chiave esoterica
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Giuseppe del Piano, chimico e farmacista riminese nato nel 1874, scrisse un manoscritto “Enigma filosofico del Tempio Malatestiano”, dove per la prima volta viene condotta una “letura in chiave esoterica” del Tempio Malatestiano. Molto probabilmente Giuseppe del Piano era un Massone che cercò di analizzare le simbologie che occhieggiano sia all’interno che all’esterno del Tempio. Dopo la sua morte, nel 1930, si cimentò in un lavoro di interpretazione Charles Mitchell, studioso di Warburg, seguendo in particolare l’insegnamento ermetico.

Chiaramente l’iconografia presente nel Tempio è un po’ imbarazzante per la Chiesa Cattolica. Nessuna guida darà spiegazioni “non materialiste”. Al massimo si farà riferimento al fatto che all’epoca di Sigismondo l’Astrologia era considerata una Scienza molto importante e pertanto veniva tenuta in grande considerazione alimentando una corrente “pagana” che la Chiesa chiamava superstizione.

Eppure il Tempio Malatestiano contiene tanti “messaggi criptati” trasmessi da putti, sibille, sigle, simboli che restano muti per i profani. La Scientia Scientorum veniva tramandata a pochi attraverso il mitico Ermete Trismegisto da cui nacque l’Ermetica, dottrina in contrasto con la Scolastica che si basa invece sulla logica di Aristotele, tramite la quale si giunge alla verità tramite ragionamenti e premesse ritenute incontestabili.

Proprio in questo clima ambivalente nasce l’idea di creare il Tempio Malatestiano per custodire le spoglie di Sigismondo che desiderava apporre un epitaffio assai particolare “Qui giace colui che è nato da sé stesso” ma non fu realizzato.
La decisione di Sigismondo Malatesta di ampliare l’edificio che già conteneva le tombe dei suoi avi avvenne nel 1447. Chiamò alla sua corte l’architetto Leon Battista Alberti, grande artista del tempo che già aveva eseguito mirabili opere per il Papa e per la famiglia degli Estensi. Per realizzare l’interno fu chiamato invece Matteo de Pasti.
Il progetto iniziale era comunque abbastanza modesto, ma nel 1450 accadde qualcosa che modificò sensibilmente quello che era il progetto iniziale. Forse Sigismondo intendeva ringraziare la città di Rimini, Dio e la Dea Fortuna per averlo salvato in battaglia. Nel 1458 i lavori si arrestano.  Le motivazioni sono tante: problemi con il Papa in primis e mancanza di fondi, traversie politiche e familiari assillano il Signore di Rimini. Anche la copertura non era ancora realizzata e dovettero provvedere i Francescani in maniera provvisoria per proteggersi dalle intemperie.
Secondo gli esoteristi il Tempio non era stato costruito per essere completato: come il lavoro del Massone, la sua opera non ha mai fine…. così il Tempio rimane in perenne costruzione… Come la crescita interiore non ha mai fine. Probabilmente Sigismondo traeva uno stimolo interiore inaugurando le varie Cappelle, come se fossero fasi di una Grande Opera Superiore.