Si parla molto e giustamente di turismo accessibile. Negli ultimi 10 anni, quando uscì il primo progetto nazionale sul turismo accessibile (Italia per tutti), molte regioni italiane hanno fatto grandi passi in avanti in tema di abbattimento delle barriere architettoniche.
Eppure manca ancora un sistema di raccolta e organizzazione delle informazioni su domanda e offerta, col rischio che queste due dimensioni non si incontrino. Questo il risultato del rapporto sul turismo accessibile in Italia realizzato dalla società SL&A e presentato alla borsa europea del turismo associato di Livorno.

Lo studio presentato a Livorno si basa su tre lavori, effettuati in tempi diversi: lo “Studio sulla domanda di turismo accessibile” effettuato da Enea Ministero dell’Industria nel 1999, il progetto “C.A.R.E.” (città accessibili delle regioni europee) 2004-2006 e “Rapporto Touche Ross” effettuato all’inizio degli anni 90.

Questi lavori, pur se datati, individuano comunque gli estremi del fenomeno del turismo accessibile. Quello che emerge da tutti gli studi è, da una parte, la mancanza di un sistema automatizzato che tenga conto di domanda e offerta specifica. Dall’altra, la grande potenzialità turistica di questa fascia demografica: moltissime le persone che viaggerebbero e non lo fanno se solo esistesse un sistema in grado di assicurare servizi specifici.

C.A.R.E.

Il progetto CARE rivela che il turismo accessibile è una nicchia di mercato estremamente interessante e ricco di potenzialità inespresse. Secondo questa ricerca condotta tra il 2004 e il 2006, in Europa esisterebbero 40 milioni di persone affette da disabilità motoria, cifra che sale a 130 milioni allargando l’obiettivo sulle persone con bisogni speciali (disturbi alimentari, famiglie con bambini, disabilità temporanea, etc…). Cifra destinata a salire ancora se consideriamo che le persone disabili vengono accompagnate in vacanza da famigliari o personale assistente: si arriva così a 260 milioni di persone per un indotto di 166 milioni di euro.

RAPPORTO TOUCHE ROSS

Quantifica il mercato potenziale legato al movimento turistico delle persone disabili, Inquadra bene il fenomeno del turismo accessibile pur essendo datata ai primi anni Novanta: in Europa il bacino potenziale di turisti con bisogni speciali ammonterebbe a 36 milioni di persone, 5 milioni dei quali viaggiano abitualmente. 30 milioni di persone non troverebbero offerte turistiche adeguate alle loro esigenze.

ITALIA PER TUTTI

Parliamo infine dello “Studio sulla domanda di turismo accessibile” realizzato nel 1999 per Italia per tutti da Enea- Ministero dell’Industria. Da questa ricerca risulta che sono 31 milioni le persone che hanno effettuato almeno un viaggio all’anno, ovvero il 54,6% degli italiani. Di questi, il 2,9% è costituito da persone con esigenze speciali. Di queste, sarebbero le donne a viaggiare di più. La meta preferita è l’Italia rispetto ai paesi esteri. Nel 79% dei casi il viaggio viene organizzato autonomamente. Coloro che non viaggiano ma che lo farebbero se trovassero condizioni adeguate sono l’1,29 % degli oltre 25 milioni di persone di italiani che hanno dichiarato di non viaggiare.

Dopo 10 anni, moltissime regioni italiane hanno ridotto le barriere e cercato di offrire servizi in linea con il turismo accessibile. Ma adesso si tratta di aggiornare i dati sulla domanda turistica attraverso l’Osservatorio nazionale e raccogliere le informazioni sull’offerta turistica accessibile in Italia.
Quello che sostanzialmente va sotto il nome di turismo accessibile, non è di così facile realizzazione: una volta abbattute le barriere fisiche e psicologiche, bisognerebbe garantire un sistema che convogli domanda e offerta specifica per consentire a tutti di trovare soluzione alle proprie esigenze e muoversi liberamente verso la meta turistica che preferisce.