In corso di approvazione un progetto di ampliamento del porto di Vallugola (www.vallugola.it) a cura del progettista Marco Gaudenzi. Nel progetto, massicciata di cemento, terrazzamento del monte e mutamento paesaggistico. Ma come si fa ad appoggiare il disastro ambientale?

Il progetto prevede spazi di attracco per 239 imbarcazioni da 8 a 30 metri con i fondali maggiormente scavati dove ora sono di pochi metri, per renderli idonei ad ospitare barche più grandi. Si prevede la costruzione di una gigantesca massicciata a protezione delle banchine di ancoraggio e il terrazzamento del monte con una strada a doppia corsia per tutta la lunghezza del porto, parcheggi nel lato monte e una rotatoria, altri parcheggi (250 posti-auto) che si congiungono con il percorso pedonale dalle stesse dimensioni (fino l’ultima punta del monte), magazzini, uffici, foresterie e alloggi.

Uno stravolgimento ambientale che ha naturalmente suscitato fortissime polemiche da parte delle associazioni ambientaliste e da tanti cittadini sensibili alla tutela della bellezza della natura. A questi problemi va ad aggiungersi l’inquinamento degli scafi fino sotto Gabicce Monte, problema non da poco!

Tanto che si è già formato un comitato di persone (il “Comitato del NO” appunto) contrarie alla realizzazione del progetto che, dobbiamo constatare, mina inesorabilmente il fragile ecosistema delle falesie e comporta la riduzione della spiaggia nel tratto di Gabicce Mare con fenomeni di erosione ben più gravi di quelli presenti.

In definitiva, verranno a mancare i requisiti che rendono questa area Parco Naturale. Per questo, si sono pronunciati per il “No” il Comitato del No, Legambiente, Italia Nostra, i Verdi, Federazione Pro Natura- Marche, WWF Marche.
Contrari anche Bagnini, Albergatori e Ristoratori.
L’intera area, tra l’altro, è parte della Rete Natura 2000 sia come SIC (Sito di Importanza Comunitaria, sia come ZPS (Zona di protezione speciale) e dunque opere di queste proporzioni sia nella parte a mare, sia in quella a terra, entrano in evidente conflitto con le convenzioni europee.

I progettisti e gli imprenditori coinvolti nella costruzione delle banchine, la strada a doppia corsia le strutture logistiche e recettive  a servizio del porto sostengono che non comporteranno uno snaturamento dell’area.

Ma non vi sembra semplicistico e irreale  sostenere che i bassi fondali ciottolosi, habitat di anemoni, ricci di mare, diverse specie di granchi, gamberi, scorfani e bavose possano continuare a sopravvivere in un ambiente così trasformato?

Destano preoccupazione anche gli interventi lungo il colle: un “ri-terrazzamento” a protezione della strada e dei parcheggi sottostanti. Il colle San Bartolo non è mai stato terrazzato e con l’espressione ricordata si vuol far passare il violento intervento sulla falesia quasi fosse un intervento di ripristino di ciò che in passato non è mai esistito!

La falesia è un organismo “vivo e in movimento ” e la sua natura è quella di “scivolare” naturalmente verso il mare.

Pensare di volerla incardinare con un sistema di terrazzamenti non è forse quanto di più contraddittorio e irrispettoso si possa immaginare?