Vi siete mai chiesti, costeggiando la riviera romagnola, cosa sono quei grandi edifici semi abbandonati sulle spiagge da Riccione a Bellaria Igea Marina?
Sono le colonie, prezioso anello di collegamento tra il passato e il futuro.

Rappresentano la prima modalità turistica in Riviera, risalente agli ultimi anni dell’800. Nascono col nome di “ospizi”o “sanatori” alla fine del XIX per ospitare bambini ammalati di “scrofola“, una malattia simil tubercolare molto diffusa in Italia fin dal Cinquecento. Si trattava di una vera e propria piaga sociale che mieteva vittime tra i bimbi italiani e che veniva curata, secondo un’antica credenza popolare, con il “tocco del re”: i bambini venivano portati a corte per essere toccati dal re, la cui carezza era considerata “terapeutica”.
Nella seconda metà del 1800, il dottor Giuseppe Barellai (1813-1884) scoprì gli effetti benefici dell’elioterapia e della talassoterapia nella cura della scrofola. Sorsero, allora, i primi ospizi: grandi ospedali dove confluivano bambini scrofolosi da ogni parte d’Italia. Gli ospizi assicuravano vitto e alloggio, oltre a immersioni marine e bagni di sole.

Gli ospizi crebbero di numero tra il 1860 e il 1920: da 21 nel 1882 passarono a 42 nel 1913.
Poi, Mussolini decise che il mare avrebbe fortificato i bambini: cambiò il nome degli ospizi in “colonie”, ne mutò la funzione trasformandole in edifici di ricovero e ne moltiplicò il numero, disponendo che vi fossero accolti moltissimi bambini e non più solo quelli ammalati. Le colonie sopravvissero fino al 1940 per poi trasformarsi lentamente in case-vacanze, prima di essere abbandonate negli anni ’70.

Nel secondo dopoguerra, infatti, esplode il boom turistico sulla Riviera Romagnola e porta con sè, sulla scia delle teorie di Paolo Mantegazza che già alla fine dell’800 puntava l’obiettivo sulla vacanza come fonte di piacere e di benessere, l’idea vincente della mondanità. Siamo agli albori della vacanza moderna.

Ora che le colonie sono cadute in disuso e che la modalità turistica dominante è caratterizzata dal “consumo” di risorse commerciali, si impone la necessità di rispolverare il passato della Riviera alla ricerca di quegli ideali condivisi che hanno reso la costa la prima propugnatrice di turismo sociale. Perché come ha afferma l’esperto di storia del turismo Ferruccio Farina intervenuto alla tavola rotonda riminese “Sogni e Bisogni”, “Il turismo sociale è un valore che arricchisce l’offerta complessiva“. Un valore che è insieme radice del moderno turismo in riviera ed essenza di quella proverbiale ospitalità che da sempre caratterizza l’accoglienza turistica in Riviera.