E’ venuto il momento di ripensare al turismo. Perché? Due ragioni fondamentali: primo, per dare risposta ai bisogni delle fasce di popolazione con esigenze speciali che ancora oggi non trovano una dimensione adeguata in fatto di vacanza. In secondo luogo, per uscire dalla crisi globale, che non risparmia neanche il turismo.

Parliamo, ad esempio, di turismo sociale in Riviera.

Che cos’è il turismo sociale? E’ prima di tutto un turismo che favorisce l’incontro e la socializzazione. Ci piace partire da questa definizione generale per uscire dallo stereotipo che solo classi socialmente svantaggiate abbiano bisogno di attenzioni particolari. Nessuno, infatti, è escluso dal diritto alla socialità, a qualunque livello. Detto ciò, è chiaro che se al centro del turismo mettiamo la persona, con tutto il suo insieme di caratteristiche e di bisogni, è chiaro come una persona con esigenze speciale richieda attenzioni maggiori.

Il punto problematico è proprio questo: quanto il nostro sistema turistico è disposto a puntare sull’impegno sociale? Molto poco. Molto meno rispetto a 20-30 anni fa, quando i Comuni mettevano a disposizione risorse più ingenti da investire su questo versante. Lo ha affermato il vicesindaco di Rimini Maurizio Melucci nel corso di una tavola rotonda dal titolo “Sogni e Bisogni“, organizzata a Rimini da Volontarimini. E dichiara la necessità per l’intera Riviera Romagnola di rimettersi in gioco dal punto di vista sociale, visto e considerato che proprio lei, la Riviera degli “alberghi-a-basso-costo-e-divertimento-assicurato” è stata la prima in Italia a fare turismo sociale. Durante il boom turistico del secondo dopoguerra, proprio quei prezzi economici e la cordialità proverbiale dei cittadini hanno permesso alle famiglie italiane di vedere il mare per la prima volta e agli europei di uscire dai confini nazionali. Pensiamo ai Tedeschi, ad esempio, storici e numerosi ospiti delle nostre coste.
Peccato che poi quella caratteristica di socialità si sia lentamente trasformata nello slogan di un’instancabile macchina turistica.

Basta pensare ai viaggi per anziani: oggi sono relegati ai periodi di bassa stagione, responsabili di un turismo potenzialmente redditizio ma “di serie B”. Per rendersene conto, basta pensare al fatto che vengono accolti solo in bassa stagione. Ma attenzione, questo non è soltanto un problema di ordine sociale! Si tratta anche di una perdita economicamente importante di una fetta di mercato. E la sua importanza la si considera quando si tirano le somme di una stagione appena trascorsa: se non ci fossero gli anziani nei mesi di maggio, giugno e settembre i nostri alberghi sarebbero completamente deserti!

Avete mai pensato alle potenzialità economiche del turismo per anziani? Ne parleremo nella prossima “puntata”: VIAGGI PER ANZIANI.