La Romagna in tavola è un’esplosione di sapori, storia e colori.
Da Pellegrino Artusi, gastronomo e scrittore del manifesto della cucina letteraria italiana “La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene” a Giovanni Pascoli, grande poeta con la passione per la cucina, i romagnoli hanno sempre dimostrato di avere un debole per il buon cibo e il buon vino.

La Riviera Romagnola, bagnata dall’Adriatico odora di pesce azzurro, di sogliole e canocchie, cucinate in modo semplice e tradizionale. Risalendo verso l’entroterra si sente il profumo dell’olio prodotto nelle dolci colline della Valconca, del Tartufo Bianco di Sant’agata Feltria, del Formaggio di Fossa messo a riposare nelle fosse di Talamello e Sogliano, nell’appennino cesenate.
Sull’Appennino Tosco Romagnolo trova spazio la vallata a forma di anfiteatro di Brisighella dove si produce un Olio Extravergine d’Oliva DOP dal caratteristico colore verde smeraldo.

Nelle case di Romagna si combattono delle vere e proprie battaglie del gusto: sullo spessore della piadina – più sottile verso sud, più alta a nord – e sui suoi condimenti; sul ripieno dei cappelletti, di solo formaggio nel riminese e di carne e formaggio verso la campagna; sulla panatura del fritto di pesce… sempre che la panatura ci debba essere!

Per non parlare del vino che qui si esprime nelle produzioni di Sangiovese, Trebbiano, Albana e Cagnina lungo le Strade dei Vini e dei Sapori che sono sorte nel riminese, sui colli di Forlì-Cesena e nel ravennate.

credits foto – Ilaria Favi